Funtanazza-PPR-PD: il problema è politico.

Renato_Soru_Funtanazza

Siamo stanchi dell’ipocrisia del “cerchio magico” della sinistra che al grido de “i cementificatori sono sempre gli altri” predica sul tema dell’ambiente una superiorità morale che non ha e che non ha mai avuto. Se guardiamo anche al passato, dal dopoguerra ad oggi tutte le scelte che hanno devastato il paesaggio e l’ambiente e sfregiato angoli suggestivi della nostra isola sono state compiute con il convinto sostegno di tutto l’apparato della sinistra. Comprendiamo l’imbarazzo che alberga nelle menti di qualche anima candida della sinistra al Turriga, ma con buona pace di chi tenta di derubricarlo a questione tecnica di poco conto e di chiuderlo in fretta, il caso Funtanazza è un problema politico e merita un dibattito alla luce del sole. Per usare una metafora, è come se un signore si autoproclamasse leader dei vegetariani ed affermasse di essere il più virtuoso tra chi segue questo orientamento, magari un vegano, etichettasse come mostro chiunque consuma carne e poi venisse trovato mentre consuma una fiorentina o un porchetto.

La domanda che noi oggi rivolgiamo al centrosinistra è quale sia, al di là delle ipocrisie e della propaganda, l’idea di paesaggio e di urbanistica che porta avanti. Se gli interventi nei pressi delle coste sono un’opera meritoria di superamento del degrado, se creano posti di lavoro e rinforzano il turismo, lo sono sempre e non solo in casi bene individuati o bene individuabili.

Il compromesso tra esigenze imprenditoriali da un lato e sviluppo dell’ambiente dall’altro può essere raggiunto solo con un sistema di pesi e contrappesi che sia uguale per tutti. Non può certo essere affidato a strumenti discrezionali, come le intese introdotte proprio da Soru, che consentono a pochi eletti di fare quello che è vietato a tutti i comuni mortali. Se poi, su queste intese si proietta l’ombra di un ipotetico conflitto di interessi, la questione diventa ineludibile. Nel 2008 l’ex presidente annunciò di volersi liberare da questa “ombra”, annunciò la cessione di Funtanazza e invece da allora fino ad oggi ha portato avanti il suo progetto, battagliando con la forestale. Ora parla di “eco-hotel” ed altre parole efficaci sul piano della comunicazione, ma non  è pensabile che quando un’iniziativa imprenditoriale è del signor x sia una vergognosa speculazione, una cementificazione e invece quando il riferimento è un politico di centrosinistra si tratti di una straordinaria iniziativa filantropica. Possibile che in questi anni il Soru imprenditore non abbia parlato al Soru politico  o viceversa? Il primo avrebbe potuto spiegare al secondo che i suoi provvedimenti non andavano bene e il secondo magari avrebbe potuto convincere l’altro a rinunciare a tutti quei metri cubi in nome dei principi di cui lui, il politico, dice di essere il paladino.

La questione è politica anche perché in Sardegna esistono molti altri progetti e ora diventa rilevante sapere non solo cosa avverrà a Funtanazza, ma anche tutto intorno. Se la logica è quella dello sviluppo, allora anche altri imprenditori siano messi nelle condizioni di investire in un territorio che merita di essere valorizzato, nel rispetto della sua configurazione originaria.

Soru tenta di alzare un polverone per nascondere la realtà e sostiene che “l’ex presidente Cappellacci vorrebbe farci dimenticare il tentativo maldestro di cancellare il PPR, a due soli giorni dal voto per le regionali del 2014, con una forzatura illegittima che ha messo in grave difficoltà i funzionari pubblici ai quali era assegnata la titolarità del procedimento di valutazione ambientale, obbligatoria per legge”.

Primo: parlare di cancellazione del PPR è un’asineria. Si trattava di una revisione prevista dalla legge. Secondo: l’approvazione giorni dal voto è perfettamente legittima e Soru sa bene che la procedura è stata rallentata dalla condotta del ministero, già nota alle cronache.

Sui problemi sollevati, però, vorremmo sentire il presidente della Regione, (mi riferisco al prof. Francesco Pigliaru: è bene precisarlo, visto che sul punto c’è una certa confusione) non può continuare a fuggire dal dibattito. La revoca del nuovo piano paesaggistico con ritorno a quello del 2006, la cancellazione del piano casa e il varo della cosiddetta legge edilizia sono tutti provvedimenti che hanno visto il protagonismo del Soru politico. Pigliaru ha promesso che entro l’anno varerà una legge urbanistica.

Quale sarà il ruolo del segretario regionale del PD nel percorso di questa legge?

Quali saranno i principi e soprattutto la loro pratica attuazione cui si ispirerà un partito che per anni ha vantato una presunta sensibilità sul tema del paesaggio?

Quali saranno le misure e gli accorgimenti per evitare possibili conflitti di interessi?

Ma soprattutto, quale idea di salvaguardia del paesaggio ispira la politica del partito democratico.

Ci risparmino le lezioni e le parate delle contesse e dei finti ambientalisti con villa in riva al mare perché non hanno niente da insegnare a noi né a tutti i sardi che amano la loro terra.

Pigliaru la smetta di fare l’assessore di Soru e inizi a fare il presidente.

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