Migranti: l’accoglienza senza razionalità tradisce il fine umanitario.

migranti_Cagliari

Incrociare lo  sguardo di decine e decine giovanissimi migranti tra i 15 e i 20 anni, vedere nei loro occhi il dramma, la disperazione, la solitudine ed immaginare che solo per un indecifrabile destino i nostri figli non sono nati in quella terra e hanno avuto la possibilità di una vita migliore è qualcosa che scuote la coscienza, che chiama ciascuno di noi ad adoperarsi nei rispettivi ruoli o anche come semplice cittadino per affrontare un fenomeno epocale.

Ho sempre pensato che siamo prima uomini, donne, parte di una comunità e solo dopo persone impegnate in politica. Ma è proprio da questo intimo convincimento che si rinforza l’idea di ribellarsi ad una politica vigliacca e pilatesca, vestita di un buonismo ipocrita e peloso.

Mentre i militanti del dolce far nulla non sono andati oltre le urla e gli insulti, qualcuno ha tentato di proporre delle soluzioni concrete. Proprio cinque anni fa (Aprile 2010) partecipai ad un incontro promosso dall’allora ministro degli Esteri del Governo Berlusconi, Franco Frattini, che  volle ascoltare le Regioni insulari e meridionali sulle possibili azioni per affrontare le problematiche dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e promuovere una politica finalizzata a occuparsi di quella che è la nostra frontiera, per affrontare i pericoli da un lato e cogliere invece le opportunità dall’altro.

Frattini andò avanti e propose in Europa una serie di idee concrete, ammonendo gli altri Paesi comunitari circa i rischi che l’aumento dei disperati potesse ingrossare le ondate di rifugiati e la manovalanza per la criminalità e per il terrorismo.

Ad esempio, propose un piano di progetti di sviluppo marittimo, stradale, piani energetici fondati sulle fonti rinnovabili, aiuti allo sviluppo della loro piccola-media impresa, e la creazione di un grande progetto di Istruzione superiore Euro-Mediterranea, come un gigantesco Programma Erasmus Euro-Mediterraneo che offra un’alternativa di vita ai giovani svantaggiati del Nord Africa.

In altre parole una sorta di “Piano Marshall” complessivo, sostenuto dall’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, e dalle maggiori potenze economiche. Ovviamente si evidenziò la necessità di rendere questi aiuti funzionali a generare maggiore stabilità e soprattutto a diffondere presso i Paesi beneficiari il rispetto dei diritti, in particolare quelli delle donne, delle minoranze, dei singoli individui.

A mio avviso, questo sarebbe stato un modo giusto di investire le risorse destinate ai migranti anziché perpetuare logiche che non limitano il problema, che aumentano il numero di disperati e che non li aiutano a uscire dalla loro situazione.

Purtroppo la voce di Frattini restò inascoltata in un’Europa che ancora oggi volta le spalle al Mediterraneo e lascia sole l’Italia e le Regioni di frontiera come la nostra ad affrontare un’emergenza perenne.

In più oggi il nostro Paese non ha più una politica estera, come dimostrano anche altre vicende: dai Marò, a silenzi sul vertice Obama-Renzi fino ai fallimentari incontri europei.

A livello regionale, dopo aver ammesso involontariamente di non aver fatto nulla, Pigliaru, promette di fare per il futuro e nel frattempo continua a restare alla finestra ad osservare l’opera delle prefetture, dei comuni e dei volontari. Qualcuno dovrebbe spiegare al presidente che il volontariato dovrebbe avere un ruolo integrativo rispetto a quello delle istituzioni e non sostitutivo e, nel caso di specie, unico. Senza razionalità, governo e controllo l’accoglienza diventa altro e penalizza sia i migranti sia le comunità sarde. Ciò significa che bisogna conoscere bene i numeri, evitare dichiarazioni che denotano una lontananza anni luce dalla realtà, come quella in cui il presidente parlò di “fenomeno sovrastimato”, e disporre strumenti, risorse e mezzi adeguati ad affrontare la situazione, senza perpetuare il vergognoso scaricabarile sulle spalle dei sindaci, delle forze dell’ordine e dei volontari. Poiché ci troviamo dinanzi ad un esodo di proporzioni bibliche , è impensabile che la questione venga affrontata solo dalle amministrazioni locali, mentre Governo e Giunta regionale restano latitanti. Né è pensabile, visti i numeri, che la riposta sia solo nell’accoglienza. Poiché è utopistico trasferire qui intere popolazioni, occorre che l’aiuto avvenga nei paesi di provenienza, portando lì sostengo, politiche per lo sviluppo, per le infrastrutture, per la tutela della persona umana. Proseguire invece l’attuale politica significa lanciare un pessimo messaggio verso le altre sponde del Mediterraneo, che più o meno suona così: “Scafisti, continuate pure”. Invece bisogna interrompere questo circuito di vendita di esseri umani, di morte, di disperazione. Ancor più grave è quanto sta avvenendo nell’isola: è illogico portare qui masse di persone dirette altrove, porre nuovamente il mare tra esse e la loro meta e scaricare le tensioni sui territori. Questo non soddisfa nessuna esigenza umanitaria, è contrario ai nostri principi e degrada la Sardegna dalla sua vocazione di crocevia a quella di muro dell’Unione Europa sul Mediterraneo. Finora la Giunta regionale è rimasta inerte ed immobilista e la maggioranza ha pensato di liberarsi dalle proprie responsabilità tacciando di razzismo chiunque osasse sollevare dubbi sulla pessima gestione politica dell’accoglienza da parte di un esecutivo che la lasciato soli i migranti, i Comuni, le forze dell’ordine e i volontari. Noi riproponiamo ancora una volta al presidente della Regione di ripartire dalla proposta dell’ANCI, ovvero quella di richiedere subito la convocazione di un nuovo confronto Stato-Regioni, e di affrontare la situazione con un coinvolgimento pieno e con il rispetto degli impegni da parte del Governo e dell’Unione Europea. Nella sostanza sono gli stessi concetti espressi nella mozione proposta da Forza Italia e respinta mesi fa dalla maggioranza. Noi abbiamo fatto le nostre proposte responsabilmente anche dai banchi dell’opposizione. Ora chiediamo a chi governa di dimostrare responsabilità, di fare proposte, di saper ascoltare e non scappare a gambe levate davanti ai problemi.

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