Scuola: il Veneto impugna la legge di Renzi, Pigliaru dorme.

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“Il Veneto ha già deciso di impugnare la legge sulla cosiddetta buona scuola, perché calpesta le competenze regionali, la Lombardia sta valutando e Pigliaru invece dorme”. Lo ha dichiarato Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia. “Se le regioni di un’impugnativa sono evidenti in quelle Regioni, non possono non esserlo, a maggior ragione, quando viene calpestata l’Autonomia della Sardegna e lo Statuto e, soprattutto, quando ci sono pesanti ripercussioni per i docenti, per le famiglie e per gli studenti. Come avvenuto in altre materie, vedi patto di stabilità, la Giunta Pigliaru alza bandiera bianca e affida a benevole e solo eventuali concessioni del Governo il destino della scuola sarda”.

Sostituire un popolo con un altro? Idea aberrante.

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Sulla stampa regionale di oggi leggo l’intervento di un professore, membro della nomenclatura, la “cattedra magica”, inserita da Pigliaru nell’amministrazione regionale (al netto delle sentenze del TAR), sulla questione-migranti.

Le dichiarazioni del docente sono rilevanti, ed a mio avviso gravi, perché vanno oltre la disputa relativa all’accoglienza e portano la discussione su un altro piano. Per un certo verso sono rivelatorie di un orientamento diffuso in una parte della sinistra.

Il dibattito finora ha ruotato intorno all’accoglienza. Con buona pace del presidente Renzi – che sul punto ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza e la sua piccineria politica- non  è uno scontro tra umani e bestie, ma una questione ben più complessa, non liquidabile con un comizietto né con un tweet.

Aiutare chi ha bisogno, dimostrare in concreto il valore della solidarietà fa parte della nostra cultura politica e personale e non accettiamo che ci venga appiccicata un’etichetta posticcia e fasulla. Lo scontro è invece sul modo con cui attuare questi principi ed a nostro avviso sia l’Europa che il Governo hanno tenuto un atteggiamento pilatesco.

Aiutare chi ha bisogno è un conto, ma quella proposta oggi dal professor dell’entourage pigliariano è un’idea aberrante. Cosa sostiene il commissario (al netto della sentenza del TAR) dell’ente foreste?

Dice: “I Sardi non fanno più figli, i migranti sì. Ergo portiamo qui 15 mila coppie fertili per ripopolare l’isola”. Insomma, come se le persone umane fossero cavie da laboratorio, si trascurano totalmente i motivi per cui i sardi non fanno figli. Ai baroni non importa che spesso questo accade per ragioni economiche e che molti non fanno figli o non si sposano perché non possono permetterselo. Per loro si possono abbandonare  i sardi al loro destino e portare qui 15 mila stranieri fertili (A quelli non fertili invece sarebbe negato il permesso di soggiorno dopo una verifica? Anche questo è semplicemente aberrante). Con noncuranza si propone la sostituzione di un popolo con un altro: un’idea aberrante, avvicinabile a quelle che nel secolo scorso hanno insanguinato il mondo. Un’idea che respingiamo con profondo sdegno.

I problemi del popolo sardo, secondo questo orientamento, si risolverebbero con la graduale sparizione dello stesso. Non un solo cenno all’assenza di politiche per la famiglia regionali e nazionali (l’Italia spende per questo fine molto meno della media europea), nessuna proposta per migliorare la qualità della vita – e quindi anche la natalità- dei sardi, e neanche un’idea per  affrontare il dramma dell’immigrazione.  Neppure i più feroci conquistatori della nostra terra hanno mai osato tanto!

Peraltro una simile posizione non considera neppure la prospettiva degli stessi migranti. E’ vero: molti di loro vengono da posti dove c’è la guerra, la miseria, la fame. Nessuno pensa a loro diritto, al loro desiderio di vivere e progettare il proprio futuro nella propria terra, e quindi ad un impegno dell’Europa affinché fame, miseria e guerra vengano in qualche modo affrontati (o almeno non aggravati) dagli interventi dei nostri paesi?

Pensavamo che la stagione dei professori con il “loden”, che si dilettano con le loro teorie e i loro giochi intellettuali fosse terminata. Nonostante il caldo, invece sembra che in Sardegna il fenomeno sia manifesti con una certa recrudescenza.

L’aspetto più triste è che l’opinione del professor Pulina sia l’unica presa di posizione di un soggetto in qualche modo riconducibile alla Giunta regionale. Si pronuncia il commissario dell’ente forese e non il presidente della Regione!

Quest’ultimo ci ha regalato una sua dichiarazione da Bruxelles in cui, con la “lungimiranza” che lo contraddistingue parlava di “fenomeno sovrastimato” (SIC!). Basta accendere un televisore o una radio, navigare sul WEB per capire dalle immagini degli sbarchi, delle marce disperate quanto questo signore sia lontano dalla realtà. Il vero razzismo è l’indifferenza, il freddo distacco con cui si propone il suicidio di un popolo e la sostituzione con un altro anziché aiutarli entrambi.

Cagliari2016- il mio impegno sarà come coordinatore di FI.

  
“Non ho mai manifestato nè mai proporrò una mia candidatura per le elezioni comunali di Cagliari. Il mio contributo delle amministrative del 2016 sarà solo come coordinatore di Forza Italia”. Con un post sulla sua pagina di Facebook l’esponente azzurro ha voluto sgombrare il campo dalle voci che lo descrivevano come uno degli aspiranti candidati alla carica di sindaco del capoluogo sardo. “Ho avuto il grande onore – prosegue il forzista- di fare per cinque anni il presidente della Regione ed ora il mio impegno sarà dedicato a consentire ad altri di crescere, a rigenerare il centrodestra, a sostenere una squadra che dia un contributo di idee e di proposte alla città con una sana dose di passione, tensione morale e ideale e con quella coesione di cui non solo il centrodestra, ma tutta la città ha bisogno”. 

Vertenza Sardegna: serve confronto serrato, non visite a ministri in vacanza.

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“Incontro istituzionale o semplice visita di cortesia fuori sede ad un ministro di passaggio, in vacanza in Sardegna?” Così Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia domanda chiarimenti circa il presunto confronto sul dossier Sardegna tra il presidente Pigliaru ed il ministro Delrio. “Il presidente della Regione – sottolinea Cappellacci- diffonde comunicati stampa per non dire nulla perché si parla di interlocuzioni, di rimando a gruppi per ulteriori approfondimenti, di aggiunta di importanti tasselli, di proposte chiare e bene articolate e di esito molto positivo, senza però specificare in che cosa si traduca questa grande abbondanza di vocaboli. Se l’esito è molto positivo, il presidente renda partecipi tutti i sardi di questo grande passo avanti .In verità, la Giunta regionale ha aspettato un anno e mezzo prima di consegnare al Governo un dossier sulla situazione sarda,  a maggio hanno annunciato l’avvenuto recapito con i toni delle grande occasioni ed è grave che al momento l’unico risultato sia una moltitudine di dichiarazioni fumose, senza l’indicazione di una via, di uno spunto, di un’idea percorribile. Se c’è uno straccio di proposta, Pigliaru venga in Consiglio a spiegare in che cosa consiste, con quali risorse e in quali tempi intende realizzarla. Anche perché in questo anno e mezzo, mentre i baroni della Giunta si incipriavano davanti alle telecamere millantando la loro autorevolezza, il Governo non ha fatto altro che sottrarre centinaia di milioni di euro alla nostra isola e l’unico risultato vero è l’accordo fregatura sul patto di stabilità che, non a caso, oggi viene rimesso in discussione dalle altre Regioni, che non vogliono finire come la Sardegna: usata come cavia di un esperimento fallimentare. Sono le stesse delibere della Giunta a smentire i proclami e a certificare la continua sottrazione di risorse da parte di un Governo avaro con la Sardegna e prodigo con altre aree del Paese, per le quali i soldi in un modo o nell’altro si trovano sempre, come la Roma Capitale di Marino o la Milano dell’Expo. Anche nell’ultima riunione, come già evidenziato da un assessore, la Giunta ha dovuto prendere atto che, in materia di edilizia residenziale pubblica, lo Stato non ha erogato i soldi promessi. In un anno e mezzo Pigliaru ha tenuto un atteggiamento rinunciatario: non ha rivendicato quanto dovuto alla Sardegna, ha ritirato i ricorsi promossi da noi per difendere i soldi dei sardi dalla mano rapace del Governo, ha firmato accordi-patacca che hanno vanificato anni di battaglie politiche e giurisdizionali. Poiché i risultati della politica da Don Abbondio sono davanti agli occhi di tutti, occorre cambiare rapidamente rotta: il presidente riferisca in Consiglio e provi a condividere una strategia che sia veramente tesa a difendere i diritti dei sardi e non a difendere il Governo dai sardi. Le granite con i ministri in vacanza – ha concluso Cappellacci- possono attendere, l’isola invece non può aspettare”.

Migranti: l’accoglienza senza razionalità tradisce il fine umanitario.

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Incrociare lo  sguardo di decine e decine giovanissimi migranti tra i 15 e i 20 anni, vedere nei loro occhi il dramma, la disperazione, la solitudine ed immaginare che solo per un indecifrabile destino i nostri figli non sono nati in quella terra e hanno avuto la possibilità di una vita migliore è qualcosa che scuote la coscienza, che chiama ciascuno di noi ad adoperarsi nei rispettivi ruoli o anche come semplice cittadino per affrontare un fenomeno epocale.

Ho sempre pensato che siamo prima uomini, donne, parte di una comunità e solo dopo persone impegnate in politica. Ma è proprio da questo intimo convincimento che si rinforza l’idea di ribellarsi ad una politica vigliacca e pilatesca, vestita di un buonismo ipocrita e peloso.

Mentre i militanti del dolce far nulla non sono andati oltre le urla e gli insulti, qualcuno ha tentato di proporre delle soluzioni concrete. Proprio cinque anni fa (Aprile 2010) partecipai ad un incontro promosso dall’allora ministro degli Esteri del Governo Berlusconi, Franco Frattini, che  volle ascoltare le Regioni insulari e meridionali sulle possibili azioni per affrontare le problematiche dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e promuovere una politica finalizzata a occuparsi di quella che è la nostra frontiera, per affrontare i pericoli da un lato e cogliere invece le opportunità dall’altro.

Frattini andò avanti e propose in Europa una serie di idee concrete, ammonendo gli altri Paesi comunitari circa i rischi che l’aumento dei disperati potesse ingrossare le ondate di rifugiati e la manovalanza per la criminalità e per il terrorismo.

Ad esempio, propose un piano di progetti di sviluppo marittimo, stradale, piani energetici fondati sulle fonti rinnovabili, aiuti allo sviluppo della loro piccola-media impresa, e la creazione di un grande progetto di Istruzione superiore Euro-Mediterranea, come un gigantesco Programma Erasmus Euro-Mediterraneo che offra un’alternativa di vita ai giovani svantaggiati del Nord Africa.

In altre parole una sorta di “Piano Marshall” complessivo, sostenuto dall’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, e dalle maggiori potenze economiche. Ovviamente si evidenziò la necessità di rendere questi aiuti funzionali a generare maggiore stabilità e soprattutto a diffondere presso i Paesi beneficiari il rispetto dei diritti, in particolare quelli delle donne, delle minoranze, dei singoli individui.

A mio avviso, questo sarebbe stato un modo giusto di investire le risorse destinate ai migranti anziché perpetuare logiche che non limitano il problema, che aumentano il numero di disperati e che non li aiutano a uscire dalla loro situazione.

Purtroppo la voce di Frattini restò inascoltata in un’Europa che ancora oggi volta le spalle al Mediterraneo e lascia sole l’Italia e le Regioni di frontiera come la nostra ad affrontare un’emergenza perenne.

In più oggi il nostro Paese non ha più una politica estera, come dimostrano anche altre vicende: dai Marò, a silenzi sul vertice Obama-Renzi fino ai fallimentari incontri europei.

A livello regionale, dopo aver ammesso involontariamente di non aver fatto nulla, Pigliaru, promette di fare per il futuro e nel frattempo continua a restare alla finestra ad osservare l’opera delle prefetture, dei comuni e dei volontari. Qualcuno dovrebbe spiegare al presidente che il volontariato dovrebbe avere un ruolo integrativo rispetto a quello delle istituzioni e non sostitutivo e, nel caso di specie, unico. Senza razionalità, governo e controllo l’accoglienza diventa altro e penalizza sia i migranti sia le comunità sarde. Ciò significa che bisogna conoscere bene i numeri, evitare dichiarazioni che denotano una lontananza anni luce dalla realtà, come quella in cui il presidente parlò di “fenomeno sovrastimato”, e disporre strumenti, risorse e mezzi adeguati ad affrontare la situazione, senza perpetuare il vergognoso scaricabarile sulle spalle dei sindaci, delle forze dell’ordine e dei volontari. Poiché ci troviamo dinanzi ad un esodo di proporzioni bibliche , è impensabile che la questione venga affrontata solo dalle amministrazioni locali, mentre Governo e Giunta regionale restano latitanti. Né è pensabile, visti i numeri, che la riposta sia solo nell’accoglienza. Poiché è utopistico trasferire qui intere popolazioni, occorre che l’aiuto avvenga nei paesi di provenienza, portando lì sostengo, politiche per lo sviluppo, per le infrastrutture, per la tutela della persona umana. Proseguire invece l’attuale politica significa lanciare un pessimo messaggio verso le altre sponde del Mediterraneo, che più o meno suona così: “Scafisti, continuate pure”. Invece bisogna interrompere questo circuito di vendita di esseri umani, di morte, di disperazione. Ancor più grave è quanto sta avvenendo nell’isola: è illogico portare qui masse di persone dirette altrove, porre nuovamente il mare tra esse e la loro meta e scaricare le tensioni sui territori. Questo non soddisfa nessuna esigenza umanitaria, è contrario ai nostri principi e degrada la Sardegna dalla sua vocazione di crocevia a quella di muro dell’Unione Europa sul Mediterraneo. Finora la Giunta regionale è rimasta inerte ed immobilista e la maggioranza ha pensato di liberarsi dalle proprie responsabilità tacciando di razzismo chiunque osasse sollevare dubbi sulla pessima gestione politica dell’accoglienza da parte di un esecutivo che la lasciato soli i migranti, i Comuni, le forze dell’ordine e i volontari. Noi riproponiamo ancora una volta al presidente della Regione di ripartire dalla proposta dell’ANCI, ovvero quella di richiedere subito la convocazione di un nuovo confronto Stato-Regioni, e di affrontare la situazione con un coinvolgimento pieno e con il rispetto degli impegni da parte del Governo e dell’Unione Europea. Nella sostanza sono gli stessi concetti espressi nella mozione proposta da Forza Italia e respinta mesi fa dalla maggioranza. Noi abbiamo fatto le nostre proposte responsabilmente anche dai banchi dell’opposizione. Ora chiediamo a chi governa di dimostrare responsabilità, di fare proposte, di saper ascoltare e non scappare a gambe levate davanti ai problemi.

Comunali 2016: il centro-destra e la forza dei fatti.

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Pubblico la lettera inviata questo pomeriggio ai partiti del centro-destra in vista delle elezioni amministrative del 2016. Il centrodestra in passato ha ben governato molti importanti della Sardegna e con l’unica credibilità che conosciamo, quella fondata sui fatti concreti, può rigenerare la sua alleanza e restituire un futuro a città e paesi che insieme possono essere protagonisti della ripresa che in Sardegna può esserci solo se ad ogni comunità viene offerta la possibilità di rialzarsi e di contribuire alla crescita comune.

Cari amici,

nella prossima Primavera migliaia di sardi saranno chiamati al voto per rinnovare il sindaco ed il Consiglio comunale. Quello che ci attende non è solo un appuntamento elettorale, ma una sfida più alta, appassionante, che richiede l’impiego delle nostre energie migliori: restituire un futuro alle nostre città e ai nostri paesi.

Il centrodestra ha già governato in molti centri, dimostrando la capacità di fare buona amministrazione, di ottenere risultati concreti e di mettere in campo primi cittadini e consiglieri competenti, animanti dal sano intento di contribuire alla vita pubblica della propria comunità.

La nostra area politica ha un patrimonio di idee, proposte e persone pronte a contribuire alla rigenerazione di una visione che vede le varie comunità non solo sviluppare il proprio potenziale, ma anche contribuire insieme alla grande “impresa Sardegna”, in un’ottica che vede Cagliari esercitare il proprio ruolo di Capitale, ma altresì ogni centro protagonista del futuro dell’isola.

Negli anni in cui abbiamo governato in diversi Comuni, i nostri primi cittadini e i nostri consiglieri comunali hanno avuto un grande merito: quello di seminare, di ideare e finanziare progetti che andavano oltre il loro mandato.

Anche l’apertura ai movimenti e alle liste civiche è un fatto già consolidato nel centrodestra e ancora oggi può rappresentare un elemento in più insieme al potenziale di partiti, che non devono certo nascondersi perché si presentano con la forza dei fatti.

Ecco perché le ragioni di un rinnovato confronto tra noi e soprattutto con le città non sono solo di carattere matematico, ma sono fondate sulla condivisione di progetti, su valori comuni su una visione che è maggioritaria e che non può diventare minoritaria a causa di divisioni di qualsiasi natura. Non si tratta solo di vincere le elezioni, ma di affrontare quelle grandi sfide, che possono essere vinte solo da una coalizione unita e da sindaci all’altezza del compito.

La lettera degli amici di Fratelli d’Italia è l’occasione per rilanciare un appello a tutte le formazioni alternative all’immobilismo del centro-sinistra. Forza Italia ribadisce la propria disponibilità all’apertura immediata di un dialogo sia su Cagliari2016, sia su Olbia2016 sia su tutti gli appuntamenti elettorali amministrativi del prossimo anno.

Funtanazza-PPR-PD: il problema è politico.

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Siamo stanchi dell’ipocrisia del “cerchio magico” della sinistra che al grido de “i cementificatori sono sempre gli altri” predica sul tema dell’ambiente una superiorità morale che non ha e che non ha mai avuto. Se guardiamo anche al passato, dal dopoguerra ad oggi tutte le scelte che hanno devastato il paesaggio e l’ambiente e sfregiato angoli suggestivi della nostra isola sono state compiute con il convinto sostegno di tutto l’apparato della sinistra. Comprendiamo l’imbarazzo che alberga nelle menti di qualche anima candida della sinistra al Turriga, ma con buona pace di chi tenta di derubricarlo a questione tecnica di poco conto e di chiuderlo in fretta, il caso Funtanazza è un problema politico e merita un dibattito alla luce del sole. Per usare una metafora, è come se un signore si autoproclamasse leader dei vegetariani ed affermasse di essere il più virtuoso tra chi segue questo orientamento, magari un vegano, etichettasse come mostro chiunque consuma carne e poi venisse trovato mentre consuma una fiorentina o un porchetto.

La domanda che noi oggi rivolgiamo al centrosinistra è quale sia, al di là delle ipocrisie e della propaganda, l’idea di paesaggio e di urbanistica che porta avanti. Se gli interventi nei pressi delle coste sono un’opera meritoria di superamento del degrado, se creano posti di lavoro e rinforzano il turismo, lo sono sempre e non solo in casi bene individuati o bene individuabili.

Il compromesso tra esigenze imprenditoriali da un lato e sviluppo dell’ambiente dall’altro può essere raggiunto solo con un sistema di pesi e contrappesi che sia uguale per tutti. Non può certo essere affidato a strumenti discrezionali, come le intese introdotte proprio da Soru, che consentono a pochi eletti di fare quello che è vietato a tutti i comuni mortali. Se poi, su queste intese si proietta l’ombra di un ipotetico conflitto di interessi, la questione diventa ineludibile. Nel 2008 l’ex presidente annunciò di volersi liberare da questa “ombra”, annunciò la cessione di Funtanazza e invece da allora fino ad oggi ha portato avanti il suo progetto, battagliando con la forestale. Ora parla di “eco-hotel” ed altre parole efficaci sul piano della comunicazione, ma non  è pensabile che quando un’iniziativa imprenditoriale è del signor x sia una vergognosa speculazione, una cementificazione e invece quando il riferimento è un politico di centrosinistra si tratti di una straordinaria iniziativa filantropica. Possibile che in questi anni il Soru imprenditore non abbia parlato al Soru politico  o viceversa? Il primo avrebbe potuto spiegare al secondo che i suoi provvedimenti non andavano bene e il secondo magari avrebbe potuto convincere l’altro a rinunciare a tutti quei metri cubi in nome dei principi di cui lui, il politico, dice di essere il paladino.

La questione è politica anche perché in Sardegna esistono molti altri progetti e ora diventa rilevante sapere non solo cosa avverrà a Funtanazza, ma anche tutto intorno. Se la logica è quella dello sviluppo, allora anche altri imprenditori siano messi nelle condizioni di investire in un territorio che merita di essere valorizzato, nel rispetto della sua configurazione originaria.

Soru tenta di alzare un polverone per nascondere la realtà e sostiene che “l’ex presidente Cappellacci vorrebbe farci dimenticare il tentativo maldestro di cancellare il PPR, a due soli giorni dal voto per le regionali del 2014, con una forzatura illegittima che ha messo in grave difficoltà i funzionari pubblici ai quali era assegnata la titolarità del procedimento di valutazione ambientale, obbligatoria per legge”.

Primo: parlare di cancellazione del PPR è un’asineria. Si trattava di una revisione prevista dalla legge. Secondo: l’approvazione giorni dal voto è perfettamente legittima e Soru sa bene che la procedura è stata rallentata dalla condotta del ministero, già nota alle cronache.

Sui problemi sollevati, però, vorremmo sentire il presidente della Regione, (mi riferisco al prof. Francesco Pigliaru: è bene precisarlo, visto che sul punto c’è una certa confusione) non può continuare a fuggire dal dibattito. La revoca del nuovo piano paesaggistico con ritorno a quello del 2006, la cancellazione del piano casa e il varo della cosiddetta legge edilizia sono tutti provvedimenti che hanno visto il protagonismo del Soru politico. Pigliaru ha promesso che entro l’anno varerà una legge urbanistica.

Quale sarà il ruolo del segretario regionale del PD nel percorso di questa legge?

Quali saranno i principi e soprattutto la loro pratica attuazione cui si ispirerà un partito che per anni ha vantato una presunta sensibilità sul tema del paesaggio?

Quali saranno le misure e gli accorgimenti per evitare possibili conflitti di interessi?

Ma soprattutto, quale idea di salvaguardia del paesaggio ispira la politica del partito democratico.

Ci risparmino le lezioni e le parate delle contesse e dei finti ambientalisti con villa in riva al mare perché non hanno niente da insegnare a noi né a tutti i sardi che amano la loro terra.

Pigliaru la smetta di fare l’assessore di Soru e inizi a fare il presidente.