Alluvione: Letta, Renzi e quelle promesse mai mantenute.

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In primo luogo, sono indispensabili risorse adeguate sia per ripristinare le infrastrutture sia per restituire un quadro di normalità alle comunità colpite. In secondo luogo, è necessario rivedere altresì i vincoli del patto di stabilità non solo con riferimento all’emergenza in senso stretto, ma anche al fine di poter realizzare le opere per scongiurare nuovi rischi. A tal proposito ricordo che è ancora giacente la nostra richiesta di adeguare il patto di stabilità al nuovo regime delle entrate, confortata anche da diversi pronunciamenti della Corte Costituzionale. In terzo luogo, è indispensabile una politica fiscale che consenta alle famiglie, alle imprese e ai territori di affrontare questo momento difficile. La proroga fino alla fine di gennaio dei termini per gli adempimenti appare del tutto insufficiente e non proporzionata alla gravità del momento. In quarto luogo, occorrono procedure straordinarie affinché le risorse e i progetti non finiscano immobilizzate, come avvenuto in passato, in qualche “ginepraio burocratico”.

I sardi sono un popolo forte e, con o senza di voi, sapremo rialzarci anche questa volta, ma, come ben sai, attribuiamo un valore alla parola data.

Una parola che, con questa mia, come uomo e come politico, ti chiedo di mantenere.

Cagliari, 31 Dicembre 2013

Questa è la conclusione di una lettera che scrissi all’allora presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, una delle tante sollecitazioni per chiedere il giusto sostengo alla nostra terra, piagata dall’alluvione del 2013. Mancavano poche settimane alla fine del mandato alla guida della Regione, ma continuavamo ad insistere in tutti i modi nel chiedere che il Governo mantenesse gli impegni. Fa rabbia, molta rabbia, che a distanza di quasi due anni né Letta né Renzi, in sella da 20 mesi dei 23 trascorsi dai tragici eventi del 2013, abbiano tenuto fede agli impegni presi e che un ministro sia venuto qui a ripetere le stesse promesse di allora.

Il  presidente e i suoi ministri ci risparmino lo spettacolo delle passerelle del giorno dopo, il patetico rito di autoincensarsi mentre la nostra gente spala il fango e ci diano la possibilità di rialzarci con le nostre forze da questa nuova calamità e soprattutto di creare le condizioni affinché non si ripeta.

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