Migranti: se perfino l’ONU dice di aiutarli a casa loro…

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Cari amici, vi segnalo l’intervista di Martin Kobler, capo della missione Onu in Libia. “In Libia – afferma il diplomatico. ci sono 235 mila migranti che aspettano di trovare il modo per andare in Italia. È cruciale – prosegue Kobler- ristabilire la sicurezza nel Paese, per contrastare il fenomeno del traffico degli esseri umani che si intreccia con quello del terrorismo”. Ripetiamo per chi ancora fa finta di nulla: si intreccia con il terrorismo.

Alla domanda su una possibile nuova ondata migratoria, risponde: “Terrorismo e migrazioni sono i sintomi della stessa malattia, che è la mancanza di autorità statale. Quindi dobbiamo affrontare il problema alla radice, ristabilendo la legalità. Il traffico di esseri umani è un crimine, e come tale va combattuto: servono una polizia e un esercito unitari, schierati su tutto il territorio, per contrastare terroristi e trafficanti. Nelle nostre liste ci sono 235.000 migranti che aspettano solo l’occasione per andare in Italia, e lo faranno”.

Ma c’è un’altra affermazione che, a mio avviso, è rilevante e che non può essere trascurata da chi oggi governa a Roma: “Per risolvere davvero il problema, però, bisogna andare alla sua radice, che sta nel transito e nel traffico sulle coste libiche, ma anche nella povertà dei paesi d’origine. Io sono stato nei campi, ho parlato con migranti senegalesi o della Guinea Bissau, e tutti mi hanno detto che partono perché a casa loro non hanno nulla da mangiare. La battaglia va condotta prima di tutto nei Paesi d’origine, e così risolveremo anche l’emergenza del transito in Libia”. Il concetto, che spesso viene semplificato con lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, non viene espresso dai “cattivi” del centro-destra italiano, ma da un rappresentante dell’ONU, da uno impegnato sul campo, che ben conosce la realtà di cui sta parlando. E’ una voce autorevole, che rinforza quanto sosteniamo da tempo: la politica degli sbarchi di massa, senza controlli e senza criteri, tradisce ogni fine umanitario e rischia di perpetuare il circuito di morte, di tratta delle persone e di criminalità, che accompagna il fenomeno dell’immigrazione. Ciò vale, a maggior ragione, quando il Governo inventa la Sardegna come destinazione per masse di persone dirette verso altre mete, al solo scopo di contenere l’onda d’urto proveniente dalla sponda Sud  del Mediterraneo e poi scarica tutto sulle forze dell’ordine, sui volontari, sui sindaci, mentre il presidente della Regione tace e acconsente.

Ecco perché, come abbiamo scritto anche nella mozione che sarà discussa tra pochi giorni in Consiglio regionale (la seconda in un anno e mezzo) ribadiamo la necessità di dire subito “stop” agli sbarchi nella nostra isola.

Comments

  1. Hai scoperto l’acqua calda Ugo.
    prova a rispondere alla domanda del perché a casa loro non hanno da mangiare, vediamo se ci arrivi con il prossimo post!

    So che non pubblichi questa apparente provocazione, ma la riflessione falla lo stesso.
    Penseresti subito al mercato globalizzato delle multinazionali che disloca e crea immensi centri di produzione agro alimentari in Spagna, nel Zimbabwe, in Sud America, in Israele etc. da cui poi domina sui mercati di tutte le cittá del mondo. Pensa agli scompensi creati dalla FIAT di Marchionne che ha spostato solo la produzione di automobili,
    Puó mai un mercato globale pensato in quel modo sopperire ai bisogni dei cittadini su questo pianeta in modo capillare?
    La risposta é NO!! Si sa giá!!
    Ma allora perché queste forze finanziarie seguitano e si ostinano nel portare avanti questo disegno comune di intenti?
    Io só il perché, un’idea me la sono fatta…

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