Parte #Zainoinspalla, cento piazze di Sardegna.

cappellacci_zaino

Giovedì abbiamo presentato la nuova mobilitazione nei territori della Sardegna, che abbiamo chiamato “#Zainoinspalla, cento piazze di Sardegna”. Abbiamo voluto caratterizzare la conferenza stampa con la presenza attiva di alcuni rappresentanti di quella nuova generazione, che sta crescendo nei club, negli enti locali, nella società civile e che in occasione dell’ultima campagna referendaria ha dato prova della propria capacità di mobilitarsi, con idee, passione e con quel coraggio di cui la nostra terra ha molto bisogno.

Proprio dalla campagna referendaria è nata l’idea di una nuova missione nel territorio.

Muovendoci con i mezzi pubblici (bus, treni, traghetti) raggiungeremo 100 località della nostra isola per dare voce a quella Sardegna che sembra essere scomparsa dalla cosiddetta agenda politica. Ascolteremo e daremo voce ai sindaci, a rappresentanti delle attività produttive a singoli e gruppi di cittadini. Raccoglieremo il dissenso verso la politica del disfare praticata dal centro-sinistra, ma soprattutto le proposte, che diventeranno il nostro contributo ad un piano di idee, valori e progetti per la Sardegna. Le segnalazioni “di stretta attualità” saranno materia per interrogazioni, mozioni e interpellanze, che proporremo in Consiglio “in tempo reale”. Ci saranno anche delle tappe “tematiche”, dedicate ai casi in cui più forte è il malessere sociale o alle aree in cui invece esistono realtà che rappresentano un esempio positivo. Zaino in spalla sarà accompagnata da un costante aggiornamento sui social-network, da una sorta di diario di bordo, che diventerà anche il nostro documenti finale.

Perché lo facciamo? In questi tre anni è prevalsa nella politica regionale una visione elitaria, divisiva. Si è ritornati alla rivalità tra Cagliari e Sassari anziché provare a competere con altre realtà nazionali e internazionali. Ci si è intrattenuti più sulla sede di qualche burocrate che sui compiti dello stesso. Ma soprattutto si sono create divisioni tra alcuni territori ed altri, come se fossero una sorta di bad company da abbandonare a sé stessa. Basta con queste contrapposizioni tra opposti egoismi, buone solo per consentire ai “feudatari” di turno di guadagnare consensi.

La Sardegna può risollevarsi dalle macerie della crisi internazionale e dal cataclisma dell’euro solo se ciascun territorio sarà in grado, nella diversità dei ruoli, di sviluppare le proprie potenzialità.

Per questa nostra Sardegna, “quasi un continente” è fatta di 377 Comuni, di cui 34 montani, dove risiedono 60 mila sardi. E’ fatta di 119 Comuni che non hanno più di 10 mila abitati e un centinaio con meno di 25 KM quadrati di superficie. Sono storie di vita, speranze, persone che studiano, che lavorano o cercano occupazione. Sono genitori che spingono una carrozzina o figli che assistono un anziano. Tutto questo cosmo non può essere obliterato da scelte ragionieristiche. Noi siamo portatori di una visione comunitaria (nel senso della comunità, non della UE), spirituale, sociale e non vogliamo arrenderci ad un approccio economicista, cinico, disumano. Non è questa la missione della politica.

Vogliamo ripartire dalla partecipazione, dalla rappresentanza e lo facciamo mettendoci la faccia. Perché sarebbe facile in questo momento stare fermi a sottolineare ogni passo falso della coalizione del centro-sinistra. Ma essere opposizione non è questo, non si può ridurre a quattro gargarismi oratori o alla ricerca dell’aggettivo più pungente per qualificare l’assessore di turno.

Non basta dire all’avversario che sta sbagliando direzione. Occorre indicarne un’altra. Ricordo alcuni anni fa un dibattito televisivo sui trasporti. Un rappresentante dell’allora opposizione me ne disse di tutti i colori sulla flotta sarda, sulla continuità aerea, etc. A un certo punto il conduttore domandò al consigliere “tarantolato”: “Se lei fosse presidente, che cosa farebbe?” A un tratto il loquace avversario perse la parole, impallidì e fece scena muta. Questa è la sinistra: hanno trascorso tanto tempo a tirare bordate contro il centro-destra, che si sono dimenticati di sviluppare un’idea di governo. A tal punto che ancora oggi leggiamo comunicati stampa della giunta regionale in cui si esprimono giudizi sul passato perché hanno poco da dire sul presente e soprattutto sul futuro.

Noi abbiamo una visione, abbiamo delle idee forti, abbiamo anche una serie di fatti che provano la nostra coerenza (taglio IRAP, micro-credito, flotta sarda, vertenze con lo Stato, patti con i Comuni, etc.). Nutriamo la convinzione che l’isola non abbia bisogno di finte riforme, peraltro fatte all’insegna della restaurazione (vedi Province) ma di azioni immediate: la zona franca è una di essa.

Tuttavia, non riteniamo di avere la verità in tasca e vogliamo uscire da un rapporto a senso unico politica cittadino. Con zaino in spalla intendiamo esercitare la politica nel senso positivo del termine, come confronto di idee, sintesi e soprattutto decisione.

La migliore opposizione possibile è quella che si prepara per governare, ma perché ha idee, passione e coraggio (ne serve veramente moltissimo) per farlo. Vogliamo alzare l’asticella, vogliamo andare oltre l’alternanza del togliti tu che mi metto io, del rimpallo di responsabilità tra chi c’era prima e chi c’era dopo.

Non ci interessa il gioco delle parti. Andiamo a siglare una nuovo patto sociale, politico, ideale e progettuale con la comunità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: