Entrate: dopo accordo-patacca occorre nuova vertenza.

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I due pilastri su cui Pigliaru ha fondato la sua linea nella trattativa con lo Stato, il pareggio di bilancio senza contrappesi adeguati e l’accordo con il ministro Padoan, sono crollati miseramente, perché erano finti, di cartone. Accettare un pareggio di bilancio accompagnato da una riduzione delle risorse è un comportamento da polli: è come dire che possiamo bere tutta l’acqua a disposizione, senza accorgersi che nel frattempo Renzi ha sostituito la nostra autobotte con una bottiglietta da pochi centilitri. L’accordo contrabbandato come grande rivoluzione dalla Giunta regionale si è rivelato per quello che era: una gigantesca idiozia, che ha privato la Sardegna di centinaia di milioni di euro. Inoltre la Giunta ha “disarmato” la posizione della Sardegna perché ha ritirato tutti i ricorsi promossi nella precedente Legislatura, compresi quelli sulla vertenza entrate. Altre Regioni e Province Autonome invece non solo non si sono fatte fregare, non solo hanno ottenuto una riduzione dei tagli, ma hanno proseguito nei ricorsi e in alcuni casi hanno perfino vinto. I “Braveheart” alla rovescia di viale Trento hanno preferito indebitare i sardi con un mutuo da 700 milioni di euro piuttosto che difendere quanto spetta alla nostra isola. Non paghi, i professori, dopo aver messo nero su bianco che avrebbero abrogato la legge, votata da noi, che liberava il fondo unico per i comuni dal cappio del patto di stabilità, l’hanno disapplicata nonostante fosse pienamente vigente: è un fatto gravissimo ed unico nella storia dell’Autonomia. Da un anno e mezzo chiediamo, a suon di mozioni, interrogazioni e altri interventi, di cambiare rotta, ma ci hanno sempre invitato a studiare, hanno tentato di metterci in testa un cappello da asino che invece calza benissimo nella testa di qualche assessore più modesto che competente. Ora si atteggiano a piccoli Tsipras e Varoufakis, ma Pigliaru e i suoi assessori sono stati complici di tutti gli scippi perpetrati in questo anno e mezzo dal Governo Renzi perché hanno prestato espressamente o tacitamente il loro assenso come avvenuto anche nell’ultimo caso dei tagli per la Sanità. La vertenza entrate è stata chiusa con un disonorevole armistizio da una Giunta di baroni, che si è comportata come un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Ora occorre aprire una nuova vertenza per difendere i soldi dei sardi da un governo tanto avaro e rapace nei confronti dell’isola quanto prodigo nei confronti di altri territori, come la Roma Capitale di Marino o la Milano dell’Expo. Però occorre coraggio e determinazione: chi non ha avuto né l’uno né l’altra si faccia un esame di coscienza”.

Patto di stabilità, sfida aperta (L’Unione Sarda)

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La manovra a un bivio: lettera al ministro Grilli e un emendamento della Giunta

Cappellacci: avanti anche senza accordo col governo
Lettera ai ministri Grilli e Passera. Dal decreto-legge sui pagamenti alle imprese nuovo schiaffo alla Sardegna. Limiti di spesa sforati a giugno.
La Regione spenderà tutti i suoi soldi, anche quelli bloccati dai limiti di spesa del governo di Roma. Costi quel che costi: a partire dal prossimo 30 giugno, termine ultimo per trovare un accordo col ministero delle Finanze. «Anche senza quest’intesa andremo avanti lo stesso», ha annunciato ieri sera Ugo Cappellacci a Villa Devoto illustrando le ultime due mosse della sua Giunta: una lettera-ultimatum ai ministri Grilli e Passera (con richiesta di incontro) e una correzione alla finanziaria regionale per cercare di placare i mal di pancia nella maggioranza avvertiti durante l’esame nella commissione bilancio del Consiglio regionale. Oggi ne parlerà direttamente con i partner di governo, una chiamata alle armi perché il tempo corre: la manovra va approvata entro aprile.IL DECRETO La Giunta aspettava che nel decreto legge per i pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese – varato l’altro giorno dal declinante esecutivo Monti – fosse contenuto un articolo «salva-Sardegna». Per capire: l’ok romano a spendere i fondi in più ottenuti in base alle revisione delle entrate tributarie. Poco più di un miliardo e duecento milioni, quanto basta per far partire misure straordinarie anti-crisi e anti-povertà: dall’azzeramento dell’Imu alle famiglie povere ai sussidi in Sardex (la moneta per lo scambio di servizi) ai disoccupati. Niente da fare: pubblicato l’altro giorno sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto governativo non fa cenno alla deroga per la nostra isola (mentre viene incontro a Sicilia e Piemonte) e a questo punto – spiega il governatore – senza una modifica del decreto Grilli sui debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, la Regione Sardegna si vedrà costretta ad approvare la norma, inserita nella Finanziaria regionale 2013, che revisiona unilateralmente il patto di stabilità correggendo al rialzo di 1,2 miliardi i propri limiti di spesa». È un problema di sopravvivenza per tutti i sardi: «L’adeguamento del patto stabilità rappresenta il principale problema che la Sardegna sta vivendo, è una tagliola che sta fortemente penalizzando il sistema e un eventuale rispetto regole non consentirà di arrivare alla chiusura del bilancio», conclude Cappellacci, sollecitando i due ministri a un incontro con i rappresentanti della Regione.EMENDAMENTI Nel frattempo anche la Manovra verrà modificata con due emendamenti della Giunta regionale (discussi oggi in un vertice di maggioranza: l’eliminazione della tabella F che conteneva gli interventi previsti per 1,2 miliardi sulla base della riscrittura unilaterale del patto di stabilità e la previsione del rispetto dei limiti del patto sino al 30 giugno. «Da questa data la Regione adeguerà anche senza accordo con lo Stato, il proprio patto accendendo una linea di credito autonoma con un mutuo da 800 milioni, evitando di utilizzare quella linea stabilita dal decreto», ha annunciato l’assessore Alessandra Zedda.Una prova di forza, come precisa lo stesso Cappellacci molto «più aggressiva» rispetto all’impostazione iniziale: non si aspetta più il permesso, da giugno la Regione sforerà il suo tetto. L’ESAME Intanto l’esame della Manovra va avanti in Consiglio regionale con qualche scossone. Ieri la commissione Bilancio ha incontrato i rappresentanti dei sindacati e degli enti locali mentre la commissione Agricoltura ha dato un parere positivo solo grazie al voto – che vale doppio – del presidente della commissione Paolo Terzo Sanna. I Riformatori (forza di maggioranza) si sono astenuti al pari del Psd’Az, fuoriuscito dalla compagine qualche settimana fa.I SINDACATI L’impostazione della Manovra 2013 non piace alla Cgil che la ritiene «per certi versi inefficace e per altri persino pericolosa, come quando si vanno a riscrivere unilateralmente i tetti di spesa sul patto di stabilità. Va completamente riscritta», ha spiegato il segretario regionale Michele Carrus al termine dell’audizione. Anche la Cisl ha bocciato la proposta di Finanziaria, presentando in commissione Bilancio un decalogo che spiega i perché la Manovra sia «del tutto inadeguata»: una Finanziaria che arriva «con un enorme ritardo e porterà a un incremento ulteriore dei residui». GLI ENTI LOCALI Da parte sua l’assemblea del Consiglio delle autonomie locali ha espresso parere negativo sulla Finanziaria, mentre i sindaci sono pronti a una mobilitazione di piazza per una Manovra definita «inaccettabile».Antonio Martis